p 351 .

L'Italia dall'unit antifascista agli anni del centrismo.

14 . La conventio ad excludendum e il "bipartitismo imperfetto".

Da: F. Bonini, Storia costituzionale della repubblica, La Nuova Italia
Scientifica, Roma, 1993 .

Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei ministri dalla fine
del 1945 alla met del 1953, fu indubbiamente il principale
protagonista del secondo dopoguerra italiano. I suoi disegni politici
sono tuttora oggetto di dibattito e di polemica. Nel passo che segue
lo studioso di storia costituzionale italiana Francesco Bonini, oltre
a delineare le linee essenziali del progetto degasperiano, afferma che
questo si fondava su due "dinamiche" fondamentali: la cosiddetta
conventio ad excludendum, ossia una specie di accordo volto
all'esclusione del PCI (e in un primo tempo anche del PSI) dall'area
di governo, e l'"attuazione della Costituzione", che recuperava quei
partiti "a pieno titolo, anche se in modo processuale, declinando al
futuro il loro pieno inserimento non tanto nel gioco costituzionale,
quanto nell'area di governo". Venne cos a crearsi "una situazione
duale, una sorta di doppio movimento, di inclusione e di esclusione,
che segner poi tutta la successiva storia costituzionale, fino alla
fine degli anni Ottanta". Questa "incompiutezza" della forma di
governo italiana, che ha dato luogo ad una specie di "bipartitismo
imperfetto", perder ogni giustificazione quando il crollo del sistema
sovietico porr fine alla polarizzazione internazionale.

La leadership di De Gasperi struttura, secondo un preciso disegno di
"consolidamento", il sistema costituzionale italiano. Rifiutando la
logica dello scontro frontale destra-sinistra, il suo progetto
politico, il centrismo, si configura, in una fase di fortissima
polarizzazione ideologica e politica, come una coalizione delle forze
del centro che riesce a mantenere lo scontro politico nel quadro
costituzionale e parlamentare, funzionando, sia pure in un ambiente
non bipartitico, ma di pluralismo fortemente polarizzato, secondo
schemi di premiership, cos da dare all'ltalia un governo solido e
autorevole, in grado di effettuare le scelte essenziali della
ricostruzione. Schematicamente, alla base di questo progetto di
governo, e dei suoi indirizzi in materia costituzionale e
istituzionale, si possono ritrovare due dinamiche. Anche a costo di
esercitare una semplificazione troppo schematica, e considerando la
Costituzione, l'equilibrio costituzionale come un sicuro punto di
riferimento, esse si potrebbero identificare nella cosiddetta
"conventio ad excludendum" da un lato e nel processo di "attuazione
della Costituzione" dall'altro.
Nei processi di consolidamento dei sistemi democratici, ha notato
Leopoldo Elia [Governo (forme di), in Enciclopedia del diritto,
undicesimo, Giuffr, Milano, 1985], nella definizione del sistema
costituzionale, della "Costituzione materiale", si pu rintracciare la
"presenza di una convenzione, in base alla quale uno o pi partiti
sono considerati al di fuori dell'area utilizzabile per il sostegno
parlamentare ad un Gabinetto". Tali convenzioni ad excludendum
caratterizzano le forme di governo parlamentare a multipartitismo
estremo, generalmente considerate come situazioni a rischio,
situazioni di crisi. L'intesa ad excludendum, prosegue questo autore,
sia che corrisponda a un'effettiva posizione antisistema dei partiti
esclusi, sia che sia fondata su un elemento arbitrario o ideologico
"assume il carattere di una vera e propria regola del gioco,
vincolante tutti gli operatori costituzionali, non gi di una regola
puntuale, contenuta in un singolo contratto di coalizione". [...] Si
tratta, giova ripeterlo, di una chiave di spiegazione, non certo di un
giudizio negativo sulla qualit democratica della forma di governo
italiana. Anzi, in tal modo, in un equilibrio accettato da tutti i
soggetti politici del sistema alla luce anche degli inequivocabili
risultati elettorali del 18 aprile 1948, viene stemperata e superata
la "carica eversiva" rappresentata dalla polarizzazione ideologica e
politica suscitata dalla guerra fredda.
A sottolineare tale osservazione occore infatti ricordare che
l'ipotesi di spiegazione dell'assetto costituzionale italiano a
partire dalla "conventio ad excludendum" sarebbe comunque

p 352 .

parziale se non fosse accompagnata dall'indicazione di un'altra
dinamica, che potremmo definire quella dell'"attuazione della
Costituzione". Se la prima "regola" di fatto esclude il PCI (e in un
primo tempo anche il PSI) dall'area del governo, la seconda recupera
questi partiti a pieno titolo, anche se in modo processuale,
declinando al futuro il loro pieno inserimento non tanto nel gioco
costituzionale, quanto nell'area di governo. Si crea cos una
situazione "duale", una sorta di "doppio movimento", di inclusione e
di esclusione, che segner poi tutta la successiva storia
costituzionale, fino alla fine degli anni Ottanta. Punto di snodo di
questo doppio movimento  la data del 1953, che segna non solo la
caduta di De Gasperi, ma anche il passaggio economico-sociale dalla
stagione della ricostruzione a quella del "boom" economico. Questo
"doppio movimento" designa il centro come luogo decisivo del sistema
costituzionale, luogo della legittimit e del processo di
legittimazione.
L'uno e l'altro movimento sono all'origine del "consolidamento" della
democrazia italiana intesa non tanto in senso politologico, cio
formale, quanto propriamente storico, in tutta la corposit del suo
significato sociale. Questo indirizzo complesso risulta cos
sostanzialmente diverso da una pura e semplice strategia di
containement [contenimento, riferito alla politica statunitense volta
ad arginare la diffusione del comunismo], secondo i canoni della
dottrina elaborata dall'amministrazione Truman. Esso non fu costruito
solo dalla DC e dai partiti alleati, ma anche dai partiti
dell'opposizione, che ne accettarono di fatto la logica e le
conclusioni. Ne deriva tuttavia, per la formale contraddittoriet di
questo disegno in fin dei conti empirico, risultato cio del confronto
politico, un senso di incompiutezza della forma di governo italiana
rispetto ad alcuni standard classici di riferimento, per il
particolare movimento centripeto, difforme dal modello bipartitico
classico nel riferimento di tutte le scuole politologiche: di qui la
fortuna della formula ellittica del "bipartitismo imperfetto", di
scarso valore euristico, ma di sicuro impatto pubblicistico [intende
dire non riscontrabile in fonti e documenti che ne parlino
espressamente, ma comunque efficace per comprendere la realt politica
dell'epoca]. Di fatto comunque la polarizzazione internazionale
qualifica tutto il sistema di regolazione sopra descritto - pur dotato
di piena e sicura legittimazione democratica - con un giudizio di
"eccezionalit", di "emergenza", che durer fino al crollo del sistema
sovietico. Per tutto il periodo DC e PCI resteranno reciprocamente
alternativi e perni di polarizzazione, secondo modalit tipicamente
italiane.


15 . Una valutazione critica del centrismo.

Da: C. Pinzani, L'Italia repubblicana, in Storia d'Italia, quarto,
Einaudi, Torino, 1976 .

Carlo Pinzani, studioso di storia italiana contemporanea, esprime una
valutazione critica dell'operato di Alcide De Gasperi; egli afferma
infatti che il progetto dello statista democristiano fu finalizzato a
restituire "alla Chiesa cattolica il perduto predominio nella societ
italiana". Il centrismo, secondo Pinzani, dietro una "vernice di
democraticit", assicur alla DC l'egemonia e questa ebbe come perno
fondamentale l'apparato dello stato ereditato dal fascismo.

Lungi dall'essere una conseguenza automatica della vittoria elettorale
la formazione del blocco di potere democristiano  il risultato di un
processo abbastanza complesso e protratto nel tempo, nel quale
confluiscono elementi diversi, difficilmente riconducibili ad una
chiara unit. Sul piano politico questo processo  condotto
prevalentemente, se non esclusivamente, da De Gasperi e dal gruppo
degli ex popolari che sono alla guida del partito fino al 1953, quando
il disegno egemonico riceve un primo, durissimo colpo, almeno nei
termini totalizzanti in cui era stato concepito. Il senso irrazionale
di paura del comunismo, che era stato alla base del voto del 18
aprile, non era stato percepito soltanto da Dossetti [Giuseppe
Dossetti, deputato democristiano

p 353 .

alla Costituente] e dai suoi seguaci: "Ci sono dunque anche per la
conquista cattolica dei limiti che non  facile, almeno in un prossimo
periodo, superare", scriveva De Gasperi a Pio dodicesimo il 10
febbraio 1949, alla vigilia del suo incontro con il pontefice, per
solennizzare il ventennale dei Patti lateranensi.
"Queste cifre - proseguiva il leader trentino, commentando i dati
elettorali - dicono che i democratici cristiani soli difficilmente
potrebbero governare e che la coalizione con altri gruppi non  solo
una opportunit internazionale. Vi sono altri sviluppi interni che
meritano considerazione e, se occorre, qualche sacrificio. Staccare
permanentemente una frazione di socialisti vuol dire aprire la
possibilit di rompere il blocco sindacale socialcomunista nelle sue
cittadelle di resistenza, e guadagnarlo ad una politica di riforme
graduali; collaborare coi repubblicani vuol dire offrire ai pi saggi
di loro la possibilit di abbandonare per via l'anticlericalesimo
della loro tradizione. E' certo, questa, una politica a lunga
scadenza; ma l'esperienza merita di essere condotta a termine e gi
oggi qualche accostamento sostanziale  stato raggiunto. Del resto,
quale sarebbe la situazione se tutti i "non cattolici" si riunissero
sotto il comune denominatore dell'anticlericalismo? Il pericolo
esiste, perch sventuratamente banche, istituti economici, grandi
editorie, grosse industrie, propriet terriere sono ancora in mano a
uomini i quali sono in fondo solo degli anticlericali rinsaviti dalla
paura [...]. Quando si costitu il governo, si dovette tener conto di
questo fatto, il quale rimane ancora decisivo per la direttiva
politica odierna. Ecco perch il presidente del Consiglio, quando
parla come tale, d rilievo a questa base comune e non accentua sempre
lo specifico pensiero suo proprio e quello del partito maggiore, e
talvolta considera con sopportazione taluni scatti dei gruppi minori.
Vero  che tale tattica deve avere dei limiti e direi anche dei
contrappesi in affermazioni pi decise e pi specifiche di chi dirige
il partito o le associazioni cattoliche [...]. L'esigenza suprema 
quella della cooperazione ed integrazione, pur con distinta
responsabilit. Il campo  vario e vastissimo. Il terreno sociale,
economico e culturale  immensamente pi ampio di quello politico".
L'autorevolezza dell'interlocutore e la solennit dell'occasione
garantiscono della convinzione di De Gasperi circa la validit della
sua linea. Si tratta di una prospettiva vasta e di lungo respiro: la
rottura dell'unit antifascista e l'anticomunismo si configurano qui
apertamente come mezzi per ridare alla Chiesa cattolica il perduto
predominio sulla societ italiana. De Gasperi  consapevole che
l'aspirazione egemonica non  realisticamente perseguibile senza un
sistema politico di alleanze, le quali hanno chiaramente una finalit
strumentale.
Che questa sia la sostanza storica del centrismo, nel quale i partiti
laici minori assumono, pi o meno consapevolmente, quel ruolo del
tutto subalterno rispetto alla Democrazia cristiana che nell'immediato
dopoguerra era stato svolto soltanto dal Partito liberale,  ancora
problema storiografico aperto. E' certo per che De Gasperi in questo
modo otteneva un duplice risultato: anzitutto, la formula dei governi
di coalizione consentiva la conservazione di una vernice di
democraticit all'equilibrio politico successivo alla rottura della
unit antifascista. Si tratta, certo, di un fatto pi apparente che
reale, nonostante che le irrequietezze dei socialdemocratici
provochino non indifferenti fastidi alla Democrazia cristiana durante
la prima legislatura: la dialettica interna alla coalizione rimane un
fatto esteriore, che non intacca mai la sostanza del clerico-
moderatismo degasperiano. [...]
Il secondo risultato, coscientemente perseguito da De Gasperi, 
quello di mantenere a se stesso ed anche, seppure in minor misura, al
partito, un certo margine di autonomia dalla gerarchia ecclesiastica,
autonomia che l'inasprirsi della guerra fredda aveva paurosamente
ridotto. [...]
I due anni che vanno dalle prime elezioni politiche repubblicane allo
scoppio della guerra di Corea sono decisivi per la formazione del
blocco di potere democristiano, che, nel triennio successivo, doveva
vanamente tentare di trasformarsi in regime. Come De Gasperi aveva
scritto a Pio dodicesimo, il terreno da coprire per la "riconquista"
cattolica era vastissimo e la

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bisogna non poteva essere svolta soltanto dal partito politico, che
pure conservava un ruolo centrale, anche se, sotto la guida
degasperiana, esso continuer a mantenere una struttura organizzativa
assai labile. Accanto ad esso doveva operare la costellazione delle
organizzazioni di massa facenti capo alla struttura ecclesiastica,
dalle Acli al Centro italiano femminile, alla Fuci e
all'organizzazione dei coltivatori diretti, all'Azione cattolica,
articolata in modo da organizzare anche i giovani e le donne, fino a
giungere al Centro sportivo italiano. Su questo terreno, il movimento
cattolico si limitava a sviluppare tendenze in esso tradizionali e
mostrava di aver appreso anch'esso - al pari del movimento comunista -
la lezione del fascismo, che aveva definitivamente individuato nelle
organizzazioni di massa uno degli strumenti fondamentali per
l'acquisizione del consenso.
Ma la via principale attraverso la quale l'egemonia democristiana si
svilupp fu l'apparato dello Stato ereditato dal fascismo, che, non
solo non era stato neppure scalfito dall'epurazione sul piano del
personale amministrativo, ma manteneva integro il suo peso sulla
societ e sull'economia italiane. Proprio su questo terreno e in
questo periodo pu misurarsi la vera sconfitta subita delle forze
innovatrici nell'immediato dopoguerra: l'avere quasi completamente
trascurato, sia pure in presenza di compiti diversi ed immani, il
problema delle istituzioni, rinnovate soltanto al vertice, faciliter
enormemente la formazione di un nuovo blocco di potere attorno al
partito democristiano. De Gasperi e gli ex popolari si resero conto
dell'opportunit loro offerta dall'esistenza di questa situazione, e
dell'apparato creato dal fascismo e potenziato dalla guerra per
l'intervento pubblico nell'economia si servirono con notevole
spregiudicatezza e indubbia efficacia.
Esemplare, sotto questo profilo,  la vicenda attraverso la quale la
Democrazia cristiana si impadron della Federazione dei consorzi
agrari, potenziandola notevolmente sino a farne una delle lobbies pi
potenti dell'Italia degli anni '50, oltre che primario strumento di
acquisizione del consenso elettorale.
